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Noventa Vicentina (Vicenza) - Villa Barbarigo Rezzonico (XVI sec.)
Progetto definitivo di Restauro conservativo degli affreschi della sala consiliare e di velario a soffitto dipinto della sala cosiddetta “Sala Paradiso” di Villa Barbarigo Rezzonico, sede dell’Amministrazione comunale. Committenza pubblica (Comune di Noventa Vicentina). 2008-2009
con restauratrice Francesca Crivellari.

I Misteri risolti di Sala Paradiso
La Villa Barbarigo-Rezzonico di Noventa Vicentina è dalla fine del 1800 proprietà e sede della Amministrazione cittadina. Il valore che tale edificio, con le sue opere pittoriche custodite, conserva, è strettamente legato al territorio. Un bene comune dal fondamentale valore ambientale. La villa nasce all’interno dell’importante sviluppo territoriale organizzato dalle bonifiche dei Barbarigo e si consolida come elemento di forte identità nel territorio. Rappresenta inoltre una specificità anomala per svariate caratteristiche architettoniche, decorative e spaziali, tra cui, in particolare per la Sala Paradiso, spicca la presenza di affreschi attribuiti al pittore reggiano Luca Ferrari (Luca da Reggio), della scuola di Guido Reni e di Alessandro Tiarini, documentata come unica presenza in territorio vicentino, e l’eccezionalità del vasto velario dipinto della dimensione di più di 170 mq a copertura della sala medesima.

 

La particolarità di molti elementi della Villa, la giustapposizione architettonica di elementi palladiani e scamozziani dell’edificio, l’ampio ciclo di affreschi del piano primo degli inizi del Seicento, la grandiosa Sala del Paradiso con le quadrature architettoniche della metà del XVII, la particolarità della tecnica “teatrale” per la realizzazione del telero di fine Ottocento a copertura del soffitto della Sala consiliare, fanno risultare la “fabbrica” nel cuore urbano di Noventa Vicentina come monumento civile degno di grande rilievo e da preservare.
Alla fine del dicembre 2008 l’Amministrazione di Noventa ha dato il via al progetto di recupero degli affreschi e del velario dipinto di Sala Paradiso, salone principale della Villa tardocinquecentesca sede del Municipio noventano. Il progetto ha lo scopo di riportare alla luce con un attento lavoro di restauro lo splendore scenografico e coloristico originario degli affreschi seicenteschi della grande Sala al piano nobile, attribuiti a Luca Ferrari (detto da Reggio), inconsueta presenza in territorio vicentino, e della vasta ed inusuale tela (di più di 170 mq) del velario dipinto che copre il soffitto ligneo, opera di fine Ottocento del pittore vicentino Lorenzo Giacomelli. Il progetto definitivo di restauro si è basato su mirate campagne di indagini petrografiche, mineralogiche, chimico-fisiche su affreschi e tela, e su una diagnosi termografica di tutte le superfici affrescate. Esami concordati con la Sopraintendenza ai Beni storici, artistici ed etnoantropologici del Veneto. Un luogo, Villa Barbarigo, fino al momento ancora poco indagato (gli ultimi restauri risalgono agli anni cinquanta) e che tuttora suscita alcune perplessità dal punto di vista stilistico e cronologico. Le indagini hanno portato ad interessanti scoperte, fondamentali per le decisioni conclusive sulle modalità di intervento del progetto di restauro. I risultati hanno messo in luce le alterne vicende temporali che si sono stratificate sulle pareti della Sala, del resto comprensibili, considerando i numerosi passaggi di proprietà che ha subíto la Villa, avvenuti nel tempo: dai primi proprietari che commissionarono la costruzione dell’edificio, i Barbarigo, per poi passare ai Loredan, ai Rezzonico, ai padri Mechitaristi di Venezia, fino all’ultima famiglia Pindemonte. Nel Novecento infine per diventare immobile pubblico per uso scolastico fino all’attuale sede comunale. Questi passaggi di proprietà hanno per così dire scombinato, messo disordine, perduto, importanti testimonianze scritte che avrebbero dato luce a molti dubbi sugli interventi nella Villa, soprattutto quelli realizzati alla sua iniziale edificazione e quelli compiuti nel XIX secolo. Lì dove mancano testimonianze scritte di degna nota e attribuzione, dove mancano documenti archiviati che stabiliscono una sorta di cronistoria della vita, dello sviluppo e delle attribuzioni di un edificio antico e delle sue preesistenze artistiche, le osservazioni contemporanee come indagini polimetodologiche di laboratorio (stratigrafiche, mineralogiche, chimiche e fisiche) e termografiche, hanno ampliamente aiutato noi tecnici (architetti, restauratori, sovrintendenti, etc.) ad arrivare a scelte operative ottimali. Questo è ciò che è successo per la Sala consiliare del Municipio di Noventa. Purtroppo non rimangono notizie certe sui lavori eseguiti nell’Ottocento, probabilmente perché il Comune non disponendo della somma necessaria, realizzò l’intervento di ridecoro e di riassetto a stralci, dettati di volta in volta dalle emergenze contingenti. Vennero, comunque sia, avviati alcuni lavori che si presume siano stati la sistemazione del soffitto, la collocazione del velario dipinto, un diffuso ritocco alle pareti, una vera e propria ridipintura di alcuni ambiti e la collocazione di quattro stemmi in tela dipinta entro le finte volte delle pareti Est e Ovest raffiguranti una lupa romana e il leone di San Marco, a ricordo della Serenissima.
Molti interventi sono stati apportati alla Villa negli anni, parecchi dei quali male o non documentati, come ad esempio la fitta e dolorosa scalpellatura delle pareti affrescate, l’intonacatura a calce di alcune di esse, l’abbattimento di pareti al piano primo per unificare le stanze sia nell’ala sinistra che destra rispetto alla sala centrale a croce, l’apertura di finestre sia in alcune stanze che sulla facciata principale ai fianchi del portale d’ingresso, l’asportazione di soglie marmoree, e infine nell’Ottocento, l’addossamento dei tre grandi vani sul retro, di cui nulla si sa dell’edificazione anche se si sono presupposte plausibili congetture, e per concludere la sistemazione della Sala Paradiso, ravvivata nei colori delle pareti e coronata con un nuovo soffitto e con un velario ad esso applicato. Le pareti della vasta sala consiliare, denominata appunto “Paradiso”, sono caratterizzate da affreschi riproducenti finte architetture di luminosa articolazione spaziale che inquadrano notevoli parti figurate di ispirazione mitologica di quasi sicura attribuzione, fornita nel 1968 da parte della storica Francesca Flores D’Arcais, al pittore emiliano Luca Ferrari detto Luca da Reggio, che l’ha realizzate con ogni probabilità nel 1650. Le quadrature architettoniche vengono attribuite a Lorenzo Bedogni, collaboratore quadraturista del Ferrari. Interessante come questo artista, Luca da Reggio, particolarmente presente a Padova e a Venezia, risulti aver lavorato nel vicentino solo a Noventa, capitandoci quasi per caso: egli riflette quel gusto tipico della scuola emiliana monumentale e decorativa e nel contempo solenne e festosa nella narrazione pittorica. In effetti Noventa Vicentina si è sempre trovata al confine con il padovano e facilmente raggiungibile da Venezia lungo la via fluviale che fa capo al porto di Caselle, inoltre i grandi committenti dell’edificio e degli affreschi, la famiglia dogale dei Barbarigo, era strettamente legata alla Serenissima Repubblica di Venezia sia negli affari che nel gusto artistico, prediligendo pittori che gravitavano in ambiti della Laguna. Ferrari non penetra in altre realtà vicentine e questo è da spiegarsi senza troppe congetture principalmente perché tutto il vicentino in quell’epoca, stiamo parlando della metà del Seicento, aveva ben più acclamati artisti a cui riferirsi, Giulio Carpioni o Francesco Maffei, e non necessitava quindi di “foresti”. Le analisi effettuate sugli intonaci hanno dato forza di poter estendere a tutte le figure sull’intera sala l’attribuzione al finissimo pittore emiliano proprio per la contemporanea datazione rilevata a livello della composizione degli strati pittorici, tralasciando un’ipotesi tramandata che sospettava, durante la fine dell’Ottocento, una intonacatura e successiva ridipintura della sala. La ridipintura senz’altro c’è stata, ma direttamente sopra gli originari intonaci seicenteschi. Le indagini inoltre, supportate dalla consulenza del prof. Giuseppe Barbieri e della prof. Francesca Flores d’Arcais, hanno assunto interessanti ipotesi sulla possibile collocazione a Ovest dell’originario scalone seicentesco, sostituito nell’Ottocento dall’attuale a Nord. Ciò spiegherebbe anche la posizione del grande stemma dei Rezzonico decorato ad di sopra del finto grande portale della parete Est della Sala. Per quanto riguarda i dubbi da sempre sorti sulla datazione della parete Est della Sala Paradiso e sulle evidenti picchiettature che nascondono la delicata bellezza delle figure mitologiche degli affreschi di Luca da Reggio, questi sono stati fugati dalle indagini polimetodologiche sugli intonaci. Gli intonaci di tutta la parete sono infatti tra loro coevi, anche se ad una prima visione può sembrare che ci siano diversità di spessori e quindi ipotizzare sovrapposizioni. In realtà nell’Ottocento l’unica parte coperta e rimaneggiata è stata solamente il finto portale che poi, successivamente, negli anni cinquanta del Novecento è stato liberato, scoprendone anche purtroppo le picchiettature ottocentesche per l’aggrappaggio del nuovo intonaco. La parete Ovest invece presenta, in posizione centrale, la chiusura, sempre ipotizzabile del XIX secolo, di un varco che con ogni probabilità conduceva alla scala interna della Villa.
Un capitolo a parte riguarda il vasto velario dipinto che traguarda l’alta sala. Incerta ma presumibile l’attribuzione a Lorenzo Giacomelli, solito all’epoca dedicarsi a questo tipo di decorazioni. Fatalmente anche per questo intervento artistico, seppur recente, risalente agli ultimi anni dell’Ottocento, permane una sorta di mistero e dubbio attributivo. Tale opera infatti non condivide nessun rapporto stilistico e decorativo con le pareti seicentesche della sala, tali da rendere unitario l’intero spazio. Il velario in condizioni di urgente bisogno di intervento conservativo, da attuare con particolare attenzione anche per il complesso sistema di intelaiatura a suo sostegno, risulta essere di grande interesse. Giacomelli è noto, ma non troppo, pittore vicentino, per i suoi lavori decorativi all’interno di chiese e palazzi sia pubblici che privati di cui non si conservano tracce certe e testimonianze, soprattutto a causa delle distruzioni belliche. Anche laddove ci sia ancora la testimonianza fisica della sua opera, come ad esempio qui nella Villa Barbarigo o nella Chiesa di San Pietro di Vicenza, non vi sono documentazioni che attestino compiutamente il suo lavoro d’artista. Lorenzo Giacomelli, da alcuni definito solo “decoratore”, per altri più benevoli anche “pittore”, ha senza dubbio operato in svariati edifici nel vicentino, sia privati che ecclesiastici. La moda del momento lo rendeva in qualche modo necessario per decorare e completare gli edifici, con motivi dai più svariati temi secondo il gusto eclettico di fine secolo. Il presupposto che Lorenzo Giacomelli abbia decorato la grande tela di Noventa concentrando l’apparato pittorico figurativo solo nell’area centrale, allineandosi approssimativamente con la trama della quadratura delle pareti e decorando con disegni architettonici la restante parte, potrebbe combinarsi alla cronaca del tempo che annotava come il Giacomelli avesse ravvivato tutte le pareti della sala. In qualche modo quindi, intervenendo anche sulla decorazione parietale, non doveva fare altro che concludere l’operato con ornamenti di gusto classico, per concentrarsi con maggiore attenzione sul nucleo centrale. È probabile che le esigue risorse per la ristrutturazione della Villa, appena acquistata ai padri Mechitaristi di San Lazzaro, abbiamo condotto il pittore a questa scelta più misurata del ciclo dell’intera decorazione del cielo. Il grande telero di Sala Paradiso simula un cassettonato ligneo decorato, compartito in ordito di ordine geometrico regolare: fasce rettilinee, quadrati e rettangoli, mezze lune, operano una divisione delle superficie ispirandosi a rinascimentali intagli lombardeschi e vasariani. Bisogna considerare contemporaneo al Giacomelli, e in gran luce al quel tempo, un personaggio vicentino, il pittore Giovanni Busato che, dopo molteplici itinerari professionali (e non solo) in giro un po’ per tutta l’Europa e la Russia, tornerà a Vicenza cimentandosi in sperimentazioni non solo decorative ma anche in innovative tecniche pittoriche. In special modo si confronterà con la stereocromia (di lui è da ricordare che era stato redattore dei sipari del Teatro veneziano della Fenice), utilizzandola felicemente come tecnica artistica. Un siffatto particolare momento storico potrebbe fortemente avvicinare il grande velario di Noventa per le sue caratteristiche di “grande scena”, anche se in orizzontale, ad aspetti teatrali, in special modo per il suo essere coevo agli esperimenti di stereocromia che non solo si realizzavano a Vicenza ma che erano anche ben propagandati dai cronisti dell’epoca. Giovanni Busato lavorerà in concerto con il nostro Giacomelli in alcuni interventi privati (ad esempio a Villa Castellani di Malo), partecipando vicendevolmente allo spirito del periodo, non solo dal punto di vista stilistico e figurale ma anche tecnico e tecnologico. Dalle analisi chimiche allegate al progetto di restauro si evince infatti come varie tracce di materiali similmente usati nella stereocromia come i silicati e il gesso, siano debolmente presenti nella stratigrafia della tela dipinta. In effetti la vasta tela noventana ha caratteristiche abbastanza innovative e atipiche sia di estensione che di decorazione. Anche queste novità hanno reso le strategie di progetto di restauro della Sala Paradiso, ricche di molte ipotesi operative, tutte suffragate dalla Sovrintendenza. Infine però il progetto di Restauro definitivo ha comportato specifiche decisioni sulle tecniche e sulle esecuzioni. La complessità del restauro del velario che si deve confrontare con la vasta estensione della superficie dipinta, ha in effetti definito dei costi di lavoro abbastanza ingenti, che in proporzione si equiparano a quelli per il restauro conservativo degli affreschi nella quattro pareti della Sala.

progetto recensito in
Torna a splendere Villa Barbarigo Rezzonico, in Corriere della Sera 05/03/2009, p.14

 

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