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Vignola (Modena)
Concorso internazionale di idee per la realizzazione di un nuovo complesso scolastico con scuola dell'infanzia, scuola primaria, scuola secondaria, palestra e la riqualificazione paesaggistica del contesto territoriale.
con Giuseppe Ferrari, Cristina Gatti, Massimiliano Franceschetti, Wilhem Ghirlinghelli. 2008


Geometria di Fondazione
È il contesto che organizza il progetto. Selezionato nei suoi elementi più incisivi. Paesaggio e città come fondamenti di questa parte di territorio, alternative ad angusti funzionalismi, a segni architettonici insignificanti, reazione perentoria alla disurbanizzazione, usando come principi di sostenibilità linee, memorie e tradizioni locali. L’intento del progetto è indeclinabile: negare la città diffusa, negare l’edificio isolato, dare vita a luoghi pubblici e spazi di relazione, realizzare ambiti multifunzionali attraversabili. Ricordando Adolf Loos che diceva: “non progetto piante, facciate, sezioni, io sto progettando spazi”.
Due forti assi territoriali presenti nell’area del concorso, pressoché ortogonali l’uno con l’altro, individuano le coordinate del progetto, determinano il principio fondativo unitario. - il continuo parallelo, segno agrario dei filari degli alberi di ciliegio tessuto da Nord-Est/Sud-Ovest, derivante dalle antiche divisioni del Reticolato. Una centuriatio rurale per una terra trasformata nel tempo dalla gente, dal lavoro agricolo, lontana da una vernacolare idea di reperto archeologico. Questi segni ormai si leggono a mala pena quando ci si trova all’interno dell’area.

Gli alberi da frutto piantati in linee ordinate sono rinvigoriti nel numero, penetrando anche nel polo scolastico, trasformandosi esternamente a parco e creando uno schermo acustico e visivo per riparare dai rumori delle circonvallazioni limitrofe. - l’incisivo segno Est-Ovest del recinto murario del camposanto, due lunghi muri paralleli in laterizio dei quali, quello a settentrione (sviluppato dalla piccola cappella che segna l’angolo del recinto sacro) si avverte come confine urbano. Un segno destinato a rafforzarsi come identità territoriale nella sua previsione futura di asse di ampliamento cimiteriale. Questa traccia longitudinale viene assunta dal progetto, sviluppandosi all’interno del complesso scolastico come principale sistema di collegamento.


Il Muro
È in realtà una cinta muraria, delimitazione della città, ausilio per allontanare elementi di disturbo, acustici o atmosferici che siano. Al di qua, verso la città, il chiaro impianto compositivo delle scuole, al di là, la campagna e la disconnessa urbanizzazione che mescola residenza e industria, agricoltura e artigianato. In analogia con i netti segni delle mura urbane e con l’indubbia severità barozziana del palazzo Farnese piacentino, esso si anima attraverso giochi di pieni e di vuoti, di luci e ombre, stimolando nel percorso il fruitore, bambino o adulto che sia, a reazioni emotivamente variabili, affermando l’universalità del laterizio in termini materici. Nella composizione del complesso didattico entra a fare parte delle scuole (primaria, secondaria e palestra) nei suoi due piani fuori terra, mentre diventa percorso pubblico al piano ultimo, per inquadrare il paesaggio collinare e ricordare le antiche passatoie sopraelevate. Una idea costruita. Una memoria delle mura medievali delle città italiane, a ricordo delle antichità romane, dal Muro Torto, al Passetto di Borgo, al rettilineo del Pecile a Villa Adriana, immortalato dallo schizzo del 1911 di Le Corbusier con i due elementi caratterizzanti il paesaggio, il muro e le colline. Anche in questo contesto, il muro e le colline…


Regole Urbane. Le Scuole Primaria e Secondaria
Il progetto seleziona spazi urbani (la strada, le corti, il recinto, i portici, le piazze, il teatro), rivendicandone una specifica contemporaneità senza tempo. Un processo selettivo della cultura come direbbe Rogers quando parlava nel 1954 di responsabilità verso la tradizione, un’architettura dal carattere normale, ma quanto mai lontana dal vernacolare. I tre edifici scolastici organizzano tra loro spazi di relazione più o meno fruibili anche dai cittadini. Le scuole primaria e secondaria si raccolgono intorno a corti lastricate, includendo l’edificio scatolare della palestra e un campo sportivo all’aperto. Il cortile della primaria è caratterizzato da un orto didattico ed in secondo piano dall’articolata facciata dei laboratori tra i quali spicca la sala per la musica. Il cortile della scuola secondaria si distingue per il teatro all’aperto. È uno spazio collettivo, volontà sociale quanto per gli studenti tanto per gli abitanti. Momento di unione. L’architettura teatrale, generalmente complessa, è in questo caso semplicissima: una cavea lapidea leggermente degradante in un alveo rivestito di acciaio corten e una scaena fissa. Un gioco di pilastri, piani orizzontali e scalinate costruisce una sorta di retroscena teatrale, un loggiato che diventa architettura di facciata, sezione longitudinale e accesso al percorso panoramico. Il polo scolastico diviene città. Il bianco luminoso degli intonaci si contrappone al verde circostante, al cromatismo terracotta del lungo muro di confine, alla naturalità lignea delle finestre epifaniche dei cubi della mensa, esaltando le volumetrie razionaliste rivolte verso le corti interne e verso il volume ritmato della palestra. Una regola conforma la successione delle aule che si aprono sui lunghi corridoi affacciati sulle corti: la luce entra nelle classi attraverso una struttura a doppia finestra, derivata dalle architetture di Terragni, che produce un’interessante scrittura della facciata, attraverso masse piene e articolate bucature. Il ritmo classico della successione dei pilastri nel portico a doppia altezza d’entrata alle scuole, completa la percezione spaziale del movimento nell’area.


La Scuola dell’infanzia. Hortus Conclusus
Oltrepassando l’alto porticato, lontana memoria del mondo di portici della vicina Bologna, un lungo e basso fronte bianco silenzioso, è interrotto dal varco d’entrata alla scuola dell’infanzia e da un sottile taglio che porta la luce all’interno dell’edificio. Il valore astratto del recinto razionalizza la fantasiosa creatività spaziale degli ambiti interni, rendendo inaspettata l’allegra nuance cromatica e volumetrica degli spazi. Tra le sei sezioni orientate a sud (ciascuna elementare archetipo della casa, dai colori primari, ripetuta, ruotata con studiata casualità, dove sono raccolti gli spazi per il gioco, il riposo e i servizi), si individuano specularmente piccoli patii pavimentati rivolti verso il giardino, in-between a misura di bambino. Se, attraverso i colori, secondo Goethe, gli uomini agiscono nel mondo per rendere più armonico il rapporto con l’ambiente, allora le sei classi dell’asilo diventano la metafora, con le loro qualità timbriche, di una educazione alla natura: “gli uomini provano un grande piacere nel vedere i colori, hanno bisogno dei colori come della luce”. Un interessante spazio collettivo è la piazza coperta: un vasto atrio schermato da brise soleil tenuemente colorati, che emerge in altezza per catturare la luce: una scatola tettonica, leggera, per gli incontri, le feste dei bimbi. Cuore dell’impianto, filtro distributivo tra diversi ambienti, accesso verso il patio verde attrezzato con un piccolo specchio d’acqua.


Un’infrastruttura Sostenibile Socializzante
Il lungo muro in laterizio si conclude (o semmai inizia?) attorno all’impianto per la cogenerazione. Infrastruttura industriale che affronta con sensibilità ambientale ed urbana quest’area: la vita si anima intorno a questo nucleo produttivo, il polo scolastico lo avvolge, simbolicamente lo accetta con le sue caratteristiche di generare nuove energie per un futuro sostenibile. Perde molto della sua connotazione tecnologica per assumere un ruolo di quinta periurbana dagli accenti ironici dovuti alla silhouette del muro in cemento armato, solido ma dall’apparenza effimera, che sottrae alla vista la presenza dei macchinari, facendoli percepire solo da alcune aperture strategicamente ritagliate e dalla rampa ciclabile che recinta l’area di pertinenza della centrale, luogo di interazione sociale, punto di incontro sia per giovani skaters che per famiglie che lo utilizzano quale prolungamento della pista ciclabile che proviene dalla città.


Il Parco dei 7000 Ciliegi
Lo spazio riservato al parco, separato dal polo scolastico dall’alto muro in laterizio, vive delle piantumazioni esistenti, ma soprattutto di quelle di progetto. Il parco nasce dalla ripetizione ossessiva dei segni del paesaggio agricolo attuale. Un progetto paesaggistico innovativo nella sua semplicità, confine tra land art e architettura del verde, che richiama le sperimentazioni progettuali ideate da Beyus negli anni Ottanta: 7000 querce pensate a Kassel, 7000 ciliegi (il significato sta nella moltitudine non nel numero….) qui si impadroniranno dell’area per organizzare un fitto sistema di relazioni tra eventi naturali ed eventi artificiali, per trasformare un luogo in un’immagine comunicante il rapporto tra natura e artificio.

 

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