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Prato - Palazzo Novellucci - --------------------------Progettazione dell'allestimento della mostra----------------- "1946-2004 Un'immagine dell'Italia - mostra di una mostra sulla Resistenza" 2004.

Quella che visiterete è la mostra di una mostra: un’esposizione storica - la mostra della Resistenza italiana presentata all’estero nel 1946-47 - viene riscoperta e rivisitata con lo sguardo e le consapevolezze di oggi.
Si constata innanzitutto che la Resistenza fu la credenziale con cui l’Italia rientrò nella comunità internazionale; che fu immediata, da parte dei Resistenti, l’esigenza di raccogliere documenti e fotografie per costruire, come disse Franco Antonicelli, "il tesoro necessario delle memorie di tutti"; infine, che quelle mostre costruirono l’archetipo delle rappresentazioni dei decenni successivi.
La mostra ricostruisce il contesto e analizza la griglia interpretativa delle prime esposizioni e si conclude con una serie di manifesti sul tema della resistenza riletta da giovani di tutta Europa, consapevoli dei valori e dei problemi della storia recente.

Le mostre della Resistenza
A poche settimane dalla liberazione e dalla fine della guerra in Europa, mentre ancora si combatteva nel Pacifico, tra giugno e settembre 1945, nelle principali città dell’Italia settentrionale - Milano, Torino, Genova e Roma - i Comitati di Liberazione nazionale allestirono mostre che illustravano per la prima volta la lotta clandestina, nota solo per frammenti agli stessi protagonisti.

Particolarmente impegnati nella loro realizzazione furono Gabriele Mucchi, Albe e Lica Steiner, per la Mostra della Liberazione e per quella della Ricostruzione tenute a Milano, e Felice De Cavero, per la Mostra della Resistenza in Piemonte che alla fine del 1945 fu esposta anche in Francia, a Grenoble e a Nizza.
Nel marzo 1946, sotto gli auspici del Ministero dell’Assistenza post-bellica e per iniziativa del Corpo volontari della libertà, si decise di realizzare una mostra internazionale della Resistenza italiana a Parigi, da tenersi nei giorni in cui si sarebbe aperta la Conferenza di pace.
Si pensò di allestire un percorso capace di “portare alla coscienza del mondo quel che l’Italia ha patito e quel che essa ha fatto”.

La scelta dei materiali, scrissero gli organizzatori, “deve essere fatta con la massima imparzialità, al di fuori di gelosie di partito o di formazione, e solo in vista di dare una visione il più possibile impressionante del contributo dell’Italia alla lotta contro il nazifascismo. Bisogna far colpo con documentazioni, con statistiche (caduti, forze in lotta, prigionieri alleati salvati ecc) con elementi che possano essere riportati sui giornali nel momento in cui si tratta della pace - e non contare su un successo di critica artistica. Molti documenti e nessuna retorica”.

Il percorso espositivo, progettato dagli architetti Ludovico Belgioioso, Gabriele Mucchi, Guido Veneziani, Eugenio Gentili Tedeschi, venne realizzato in 160 pannelli e due grandi plastici che rimasero esposti dal 14 al 26 giugno 1946 nella Salle Fox dell’École des Beaux Arts di Parigi.
L’entusiasmo di quei giorni spinse i promotori a pensare di riallestire la mostra nelle principali capitali europee e di trasferirla anche negli Stati Uniti e in America Latina, dotandola di cataloghi in italiano, francese, inglese, spagnolo e portoghese.

La mostra ritrovata
Le dimensioni e l’onerosità degli spostamenti dei materiali indussero però, già nel novembre 1946, a predisporre una versione ridotta composta da 80 pannelli, diffusa in ambito europeo fin dai primi mesi del 1947, a Zurigo, Basilea, Ginevra, Berna, Lucerna, Lugano, Milano, Praga, Roma, Napoli, Torino e molte altre località.
Nella seconda metà degli anni Cinquanta i pannelli della seconda mostra finirono nei magazzini dell’Istituto nazionale per la storia del movimento di liberazione in Italia,a Milano, dove sono stati “riscoperti” nel settembre 2001.
Si sono conservati solo 73 degli 80 pannelli originali. Sottoposti ad accurato restauro, essi vengono in parte qui presentati, a più di cinquant’anni dalla loro realizzazione.

 

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