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Gattatico (Reggio Emilia) – Istituto Alcide Cervi
Redazione progetto preliminare di valorizzazione delle aree esterne ed interne dell’Istituto Alcide Cervi e della Rotatoria veicolare di accesso - (mq 45.000). Committenza pubblica (Provincia di Reggio Emilia) e privata (Istituto Cervi). 2009

Valorizzazione della Rotatoria veicolare in prossimità all’Istituto Cervi
Riuscire ad utilizzare la rotatoria come elemento di valorizzazione del territorio è la
scommessa per agire su questa nuova infrastruttura a ridosso dell’Istituto Alcide Cervi nella pianura della Bassa Emiliana. Gli indubbi vantaggi che un tale assetto stradale comporta in termini di fluidità e sicurezza della circolazione sono però proporzionali alla sua innaturalità come segno nel territorio.


Contemporaneo impianto, di evidente impatto dimensionale e formale, la “Rotonda dei Cervi” è sicuramente, più di altre sparse nel territorio limitrofo, meritevole di uno studio specifico che comprenda oltre all’aspetto tecnico, il valore intrinseco che un landmark di tale genere può custodire e racchiudere, accanto al luogo di memoria civile che è il Podere Cervi. La sistemazione dell’accesso all’Istituto Cervi, Museo e Biblioteca Emilio Sereni, deve partire già dalla nuova rotatoria: essa diventa una sorta di “porta” d’ingresso al Podere. Il nuovo flusso veicolare che proviene dal recente casello autostradale di Campegine/Terre Matildiche porta inevitabilmente ai luoghi dei Cervi, oltrepassando proprio questa rotonda. Un vasto segno circolare di oltre sessanta metri di diametro, così estraneo alla regolarità ortogonale degli appezzamenti campestri e dell’agro centuriato. Una nuova infrastruttura che cerca, attraverso la proposta progettuale, di dialogare con un contesto così ricco di eventi passati e di storia civile.


L’area antistante al Podere Cervi
Il complesso dell’Istituto Cervi, che comprende la Casa-Museo Cervi e la Biblioteca-Archivio Emilio Sereni, si colloca in prossimità della strada provinciale SP97 Campegine-Praticello. La vecchia strada F.lli Cervi, parallela alla Provinciale, sulla quale si affaccia l’entrata del Podere Cervi, è ora di fatto una strada destinata al passaggio verso alcune
residenze e fondi in prossimità dell’Istituto, e all’entrata al parcheggio dell’Istituto stesso.
Sebbene un maggior numero di mezzi transiti sulla strada provinciale, un continuo flusso automobilistico su tale strada secondaria impedisce ai pedoni l’utilizzo dell’ingresso principale (e originario) alla Casa-Museo, convogliando i frequentatori e i visitatori che arrivano all’Istituto, verso le entrate accessorie che conducono, dal parcheggio laterale, al complesso degli edifici dentro il Podere.
Questa condizione ha perciò stravolto il tradizionale percorso di fruizione ai poderi agricoli, e a quello Cervi in particolare, che prevedevano l’accesso dal fronte della casa padronale, percorrendo il selciato, affiancando la facciata della casa per immettersi poi ai campi sul retro attraverso la porta morta. Precedentemente al progetto l’ospite, sistemati l’auto o il bus nel parcheggio (con l’attuale progetto sistemato e ingrandito, prevedendo maggiori spazi per i pullman e alcuni ambiti per i camper), era spesso disorientato da due accessi che si trovava innanzi, uno laterale alla casa Cervi e uno addirittura sul retro, dimenticando e non trovando quindi il tipico percorso aia - fronte podere / porta morta / aia sul retro / stalla – fienile / campi.
La volontà di ristabilire il tragitto originario ha portato il progetto ad intervenire per accenni sugli accessi tra la strada provinciale e via Fratelli Cervi, in modo da indicare al visitatore il percorso di ingresso di un tempo. Oltre a ciò l’auspicata futura condizione di via F.lli Cervi, che dovrebbe essere trasformata in pista ciclopedonale, ha favorito il progetto di valorizzazione delle aree dell’Istituto verso una libertà interpretativa degli spazi antistanti.
L’uso sociale e funzionale del terreno prospiciente la facciata della casa viene a rinnovarsi in uno spazio contemporaneo a ricordo delle antiche aie dirimpetto i poderi agricoli. Una sorta di cortile esterno, filtro tra le infrastrutture stradali (la strada provinciale) e il giardino prossimo alla Casa. Tale vuoto, rettificato e misurato sul sedime dell’abitazione, vuole diventare il selciato d’ingresso al sistema di comprensione Casa/Museo/Biblioteca/Campi del Podere. In questo modo si riapre, quale entrata principale, il cancello antistante la prima porta morta e ad esso si accede, provenendo dal parcheggio, attraverso il prolungamento del marciapiede laterale alla recinzione attuale.
Il largo piazzale frontale permette inoltre di traguardare con maggiore efficacia l’orizzonte dei campi coltivati davanti alla Casa-Museo e consente di avere un ampio luogo di sosta prima dell’accesso al Museo, o subito dopo la visita, per il gran numero di visitatori che spesso raggiungono questo importante luogo del ricordo.
La vecchia via F.lli Cervi è stata dunque selciata differenziando gli spazi fronte-Museo dagli altri: una terra stabilizzata, colorata con materiali e tinte naturali caratterizza il nuovo rettangolo antistante il Podere e la lunga fascia di carreggiata, che parte dalla rotatoria veicolare. Questo tratto individua una volontà di differente uso del selciato che diventa ciclopedonale. Per raggiungere le altre case affacciate su via Fratelli Cervi è stata pensata una nuova immissione dalla strada provinciale, che permette all’unico accesso che finora c’era ( di fronte all’entrata del parcheggio) di diventare specifico ed esclusivo per l’accesso al parcheggio.


Il Paesaggio e i suoi Segni.------------ -------------------------- ------ ------- -----Fuori dal podere, si e’ già dentro la Storia
Il più con meno: meno segni, niente orpelli, meno distrazioni, più significato, più sensibilità contestuale, insomma un numero preciso, ben chiaro e limitato di elementi per tradurre materialmente le idee. Peculiare per il carattere di silente normalità delle parti edificate (il Museo Cervi e la Biblioteca Emilio Sereni in secondo piano), il tono un po’ sommesso tipico delle aree rurali, antimonumentale degli edifici, rappresenta un leitmotiv da mantenere anche nella sistemazione degli esterni in arrivo all’Istituto. Non si disperde tale identità locale anzi si persegue nelle minime trasformazioni del tessuto. Le superfici della nuova sistemazione degli spazi esterni al Podere Cervi hanno soluzioni differenziate di pavimentazione che rispondono a requisiti estetici, di utilizzo, percorribilità e sicurezza diversi. Progettare le differenze di materiali offre l’opportunità di dosare l’intensità e possibilità di uso, velocità e modalità di spostamento, rumorosità o silenzio. Superfici lisce e ruvide, dure e morbide, continue e discontinue possono alternarsi e comporsi: ad esempio lastre di pietra di Luserna con costa segata e finitura fiammata e lembi di erba (a prato stabile ad alta resistenza), ghiaia fine e terra stabilizzata/calcestre, acqua e cemento. Nel caso delle ampie superfici di parterre pensate in terra stabilizzata, le acque saranno raccolte e disperse nel terreno mediante pozzi perdenti. Le siepi che delimitano la recinzione Cervi vengono tutte rimosse, lasciando solo i muri in mattoni e la recinzione metallica. Si può pensare alla ricollocazione delle siepi in altri ambiti del Podere, a ridosso di esistenti recinzioni. La precisa volontà del progetto è quella di non disporre di nuove alberature in quest’area: per lasciare libero il campo visivo verso il Museo, per permettere una fruibilità carrabile d’emergenza o di servizio, per dare la possibilità di collocare possibili strutture temporanee quali chioschi, piccoli padiglioni o simili. Non viene rimossa la recinzione originaria, né i muretti in laterizio che proteggono la proprietà: questo per evidenti esigenze di sicurezza, ma anche, rimuovendo le siepi, per avere una possibilità di traguardo visivo a 360°. La vecchia strada F.lli Cervi, nella sua estensione che va dallo spazio antistante la Casa alla rotatoria veicolare, è ripensata quindi come un percorso pedonale e ciclabile, dove la gente può camminare, andare in bicicletta, incontrarsi, guardare la campagna. Sarà il luogo in cui coloro che arrivano all’Istituto Cervi, già fuori dal podere, potranno trovarsi per prender parte alle attività collettive o al percorso di
conoscenza e memoria al quale saranno guidati all’interno del Museo.


Segnali luminosi sul confine tra cielo e terra
Avvicinarsi alla casa natale dei Cervi significa chiaramente accostarsi per corrispondenza alla storia antifascista, alle vicende della Resistenza, ma anche percorrere il paesaggio tipico della Bassa reggiana, fatto di strade, cavini, campi arati, lembi di terra e poderi. La casa padronale, tipica dei fondi contadini, ha sviluppo longitudinale, emerge poco dalla linearità del terreno: l’orizzonte e l’orizzontalità della pianura sono confini tra cielo e terra sui quali il manufatto si posa con discrezione. Arare, marcare, incidere. In analogia al solco dell’aratro, segni paralleli si susseguono sulla lingua di terra coperta a manto erboso che si stende tra la strada provinciale 97 e la vecchia Via F.lli Cervi. Lunghi segni che corrono in perpendicolare alle strade e alla facciata del Museo. Strisce larghe circa 30 cm in cromie naturali (in pietra di Luserna o simile) si accompagnano a segnali luminosi posti a terra attraverso una scansione di dissuasori in cemento. Volutamente i materiali scelti sono carrabili per consentire, nell’emergenza, ai veicoli di arrivare e parcheggiare in questa area in precisi periodi dell’anno, quando gli eventi collettivi dell’Istituto richiamano i molti partecipanti. Le fasce a cordolo, in notturna rese visibili da un’illuminazione radente,
segnano l’approssimarsi alla Casa-Museo e vogliono rivendicare l’alto valore simbolico che possiede tuttora questo luogo di incontri, di dialogo e di libertà logica.
Avvicinandosi alla casa i segni conducono verso la nuova entrata, di fronte alla porta morta della casa: metaforicamente, tale luminosità raffigura la luce della conoscenza che ci guida nelle nebbie padane, nella notte, nel chiarore crepuscolare.


Incisive tracce di arredo “pubblico”: Le panche
Tutta l’area esterna al Podere come ripensata nel progetto presenta elementi di arredo desunti dai segni del luogo ma di incisività contemporanea. Una lunga, più di 110 mt lineari, panca di cemento liscio, gessato a grana fine, in sezione a L rovesciata, accompagna la pista ciclopedonale che si stacca dall’entrata del parcheggio per correre verso est e verso la rotonda. Questa lunga linea, che ricorda i segni geometrici che organizzano l’agro centuriato, separa il percorso dal canale di terra che gli procede affianco. Di notte la linea si illumina, evidenziandosi nella propria spiccata estensione.
Davanti all’ultimo lembo di prato stabile volutamente lasciato a terra arata, in memoria dei campi dissodati, quasi un concettuale monumento al lavoro dell’uomo, si dispone una panca in cemento, di medesima fattura, materiali e misure della lunga panca che corre sul percorso ciclabile: la sua lunghezza è ovviamente ben più contenuta, ma il suo significato sottende ancor più il valore di monumento del limitato appezzamento di terra su cui si affaccia: sulla sua seduta è incisa nella sua integrità la poesia di Salvatore Quasimodo, le cui significative frasi troviamo intarsiate sulla installazione della rotonda veicolare. Quasi a significare: coloro che arrivano sino a qui possono contemplare nel silenzio i significati dei fogli materici della rotonda,approfondendone l’ispirazione poetica dell’autore.


L’insegna MUSEO CERVI
L’insegna che accoglie il visitatore si compone attraverso gli stessi linguaggi del progetto: una lastra in cemento sulla quale è semplicemente incisa la dicitura Museo Cervi e se necessario il logo del Museo. Tale stele è rifinita sulla sua bordatura da lastre di pietra di Luserna a correre, le quali contengono anche l’illuminazione.


La teca con il trattore di papà Cervi: valorizzare l’icona del Museo
L’ormai noto trattore di papà Cervi, il mezzo meccanico con il mappamondo sulla sua estremità, divenuto logo, icona, segno visivo e memoria della saggezza contadina del suo possessore, si ritiene debba essere collocato al di fuori degli interni museali della Casa Cervi, per meglio conservare il ricordo dei luoghi di lavoro sui quali svolgeva il suo uso. Il possibile deterioramento di una sua collocazione all’aperto, ci fa prevedere di proteggerlo entro una teca di vetro (2 mt x 2 mt): collocato davanti alla seconda porta morta, sul selciato, ritorna nel contempo “alla sua terra” e si eleva a opera d’arte.


I Materiali: Natura è Cultura: La terra stabilizzata per la nuova aia e della pista ciclopedonale
Gran parte della pavimentazione della pista ciclopedonale e della nuova aia/cortile frontale alla facciata di Casa Cervi, sarà posta in opera con materiale arido per pavimentazioni esterne (terra stabilizzata o simile) su sottofondo di inerti precedentemente posati e costipati. La terra dovrà essere posata anch’essa in due strati di diversa granulometria, singolarmente bagnata, costipata e nel caso trattata con sali. Lo spessore complessivo, misurato già costipato non dovrà essere inferiore a cm 20 compresso. È possibile una vetrificazione della colorazione, di cui il progetto prevede un tono terracotta-giallo senape.
La pavimentazione sarà contenuta entro apposito incassamento ricavato entro la piattaforma stradale con cordoli in pietra di Luserna o simile. La sagoma superficiale del sottofondo od ossatura sarà in genere parallela a quella superficiale della pavimentazione di cui sopra. Lo spessore del manto non sarà mai inferiore a 20 mm ad opera finita. Il suo spessore sarà relativo allo stato della massicciata ed al preesistente trattamento protetto da essa. Il risultato finale vuole ricordare in analogia le antiche aie agricole, sia nella finitura della terra di calpestio che nei colori naturali.


La pietra di Luserna: segni e memorie del lavoro dell’uomo
Il parterre in terra stabilizzata (promiscuo pedonale e ciclabile) sarà di norma delimitato da un cordolo in pietra di Luserna o simile; le dimensioni del cordolo sono specificate nel progetto. I giunti tra i cordoli, rettilinei con spigoli vivi sono possibilmente trattati a secco. I cordoli dovranno essere posati su malta di allettamento di tipo cementizio e saranno realizzati in maniera tale da consentire il convogliamento ed il regolare deflusso delle acque meteoriche ottenuti mediante soluzione precisamente incisa a ricavare il compluvio alla raccolta delle acque piovane. La pietra in spessore 5 cm verrà usata per:
- continuazione della pavimentazione del marciapiede che corre sul lato est della casa Cervi (fiancheggiando il parcheggio). Sarà realizzato in bastonetti litici di 10/15 cm circa di larghezza. Lunghezza variabile (misura maggiore 40 cm ca). Spessore 5 cm. Tessitura a lastre strette posati su sabbia mescolata a secco con cemento. Finitura bocciardata o fiammata, coste segate.
- rivestimento (sempre a lastre strette) del podio a conclusione del marciapiede. L’altezza del podio è max 20-25 cm. Tale pedana sarà l’allocamento del pannello descrittivo e informativo del Museo. Il basamento è in struttura muraria rivestita dalla cortina di pietra sopradescritta.
- le fasce che delimitano il parterre in terra stabilizzata e che suddividono anche il prato stabile. Le fasce litiche saranno nella suddivisione del prato di larghezza 30 cm. Intorno alla canalizzazione d’acqua il cordolo è di circa 10-15 cm.
- all’interno della nuova aia esterna dove viene segnata la direzione del canale esistente rettificandolo, con un bordo in pietra di continuazione della linea del canale d’acqua, ottenuto mediante soluzione precisamente incisa a ricavare il compluvio alla raccolta delle acque piovane, finito a scolo per fare defluire l’acqua, con punti di scarico da posizionare ad hoc.


Solchi e canali: l’acqua come segno
L’acqua, in prossimità del Podere e della fascia di divisione tra il manto erboso e la pista ciclopedonale, viene canalizzata all’aperto in fasce rettificate di largh. 30/35 cm max, rivestite. Il canale di terra, di sezione trapezoidale, a nord della pista ciclopedonale, viene lasciato inalterato: ad esso con probabilità si farà convogliare il canale di scolo presente tra il manto erboso e la pista ciclabile. Una fascia lapidea di Luserna, posta a raso di largh. 10/15 cm, riveste i contorni del bacino di scolo a sezione rettangolare. La scelta del rivestimento cementizio del bacino nasce dalla volontà architettonica di conservare la forma della sezione, impedendo l’erosione e l’inerbimento, consentire maggiori velocità di deflusso, infine per diminuire la sezione. L’alloggiamento del canale è in calcestruzzo (da decidere se gettato in opera o in elementi prefabbricati). Considerando la elevata profondità dell’attuale canale di scolo, si presume che lo stesso dovrà essere convogliato al di sotto della strada ciclabile, verso il canale a nord, oppure, rimanendo nel proprio alloggiamento, interrato, ponendovi al di sopra un falso canale di limitata profondità (max 30 cm) per il solo defluire dell’acqua piovana. In questo modo si potrà mantenere tale contemporaneo segno d’acqua, libero da possibili griglie di protezione antinfortunistica.

La Rotatoria Veicolare: La Rotonda dei Cervi. ----------------- ------ ------- -- Le parole ci accompagnano verso la Storia
Nel progetto di valorizzazione della rotonda, la parola si fa immagine e segno. Elemento di collegamento tra il ricordo e la terra. Memoria resa tangibile attraverso metaforici lembi materici che accompagnano il lento circolare dei veicoli intorno alla rotonda. Virtuali fasce chiare che riportano passi della poesia che Salvatore Quasimodo nel 1956 dedicò ai sette eroi per caso: “Ai Fratelli Cervi, alla loro Italia”. Le frasi, selezionate dalla poesia, sono incise in sottili fogli di cemento liscio, gessato a grana fine, che si curvano innaturalmente, quasi per disconoscere la gravità e la compattezza della propria materia, seguendo il calmo moto circolare della viabilità. Parole che rimangono, rese eterne dalla memoria del ricordo, qui scolpite nell’artificialità cementizia. “Fogli allungati”, di altezze variabili da 120 a 160 cm, illuminati alla sera per tutta la loro estensione, che si rincorrono l'un l'altro come per seguire il tragitto del viaggiatore, collocati quasi a ridosso della circonferenza (3/5 mt di distanza dal ciglio stradale) perché la rotonda è a tal punto grande che tutto ciò fosse pensato in prossimità del suo centro scomparirebbe in lontananza... Un’analogia alle lastre brutaliste delle steli che i BBPR nel 1973 hanno posato, verticali, a Carpi per il Museo al Deportato. Anche lì la parola è incisa. È un segno che rimane, come questi versi, questa poesia, queste parole che ci avvicinano, predisponendoci, alla storia della famiglia Cervi, che è l’originalissima stessa storia di sempre, per la libertà. I fogli materici sono collocati a terra su fondazione sulla cui testa è posizionata una piastra di aggancio; in tale fondazione vengono alloggiate le luci, che illumineranno a raso i “fogli” in cemento armato curvati di minimo spessore. Il vasto segno circolare della rotonda, di oltre sessanta metri di diametro, viene organizzato a prato stabile (cotico) probabilmente drenato e leggermente baulato. In prossimità della circonferenza, tratti di terra arata stabilizzata vogliono ricordare le caratteristiche rurali del territorio. L’altezza dei fogli curvati è variabile. Questi lembi materici su cui sono incise a stampo le parole, accompagnano i veicoli intorno alla rotonda. Sette pannelli curvi separati e prefabbricati, da assemblare nelle loro parti componenti, in loco, o eventualmente da casserare in opera, prevedendo però successivamente una rifinitura in malta di cemento ad alta resistenza.

In tutta la terra ridono uomini vili,
principi, poeti, che ripetono il mondo
di sogni, saggi di malizia e ladri
di sapienza. Anche nella mia patria ridono
sulla pietà, sul cuore paziente, la solitaria
malinconia dei poveri. E la mia terra è bella
d’uomini e d’alberi, di martirio, di figure
di pietra e di colore, d’antiche meditazioni.
Gli stranieri vi battono con dita di mercanti
il petto dei santi, le reliquie d’amore,
bevono vino e incenso alla forte luna
delle rive, su chitarre di re accordano
canti di vulcani. Da anni e anni
vi entrano in armi, scivolano dalle valli
lungo le pianure con gli animali e i fiumi.
Nella notte dolcissima Polifemo piange
qui ancora il suo occhio spento dal navigante
dell’isola lontana. E il ramo d’ulivo è sempre
ardente.
Anche qui dividono i sogni la natura,
vestono la morte, e ridono, i nemici
familiari. Alcuni erano con me nel tempo
dei versi d’amore e solitudine, nei confusi
dolori di lente macine e di lacrime.
Nel mio cuore finì la loro storia
quando caddero gli alberi e le mura
tra furie e lamenti fraterni nella città lombarda.
Ma io scrivo ancora parole d’amore,
e anche questa è una lettera d’amore
alla mia terra.

Scrivo ai fratelli Cervi,
non alle sette stelle dell’Orsa; ai sette emiliani
dei campi. Avevano nel cuore pochi libri,
morirono tirando dadi d’amore nel silenzio.
Non sapevano soldati, filosofi, poeti,
di questo umanesimo di razza contadina.

L’amore, la morte, in una fossa di nebbia appena
fonda.
Ogni terra vorrebbe i vostri nomi di forza, di pudore,
non per memoria, ma per i giorni che strisciano
tardi di storia, rapidi di macchine di sangue.

Le frasi incise
Le frasi incise sui fogli di cemento che accompagnano la circolazione, recuperano precisi momenti significativi del testo poetico di Quasimodo, evidenziando le parole che più si rapportano al luogo e alla sua memoria: Fratelli Cervi / sette emiliani / cuore / morirono / amore / non sapevano / umanesimo. La posizione all’interno del sottile foglio di cemento è stato studiato per una agevole e continua lettura da parte del fruitore.


Il luogo di giorno e di notte: la forza degli elementi ordinatori
Il progetto di illuminazione non ha aspirazione di dare luce alla sede stradale, ma principalmente di illuminare l’area d’accesso al Museo. La rotonda stradale è illuminata con luci a terra, d’effetto, poiché l’illuminazione dell’assetto stradale intorno alla rotonda è già presente. Vivere quotidianamente l’atmosfera e la spazialità degli spazi prospicienti l’Istituto Alcide Cervi, aspira alla forza identitaria del luogo in tutte le ore del giorno e della notte, per collegare, con ancora maggiore forza, i significati civile e territoriale, per riconoscere i confini, per leggerne con chiarezza la struttura del paesaggio agrario. Se durante il giorno è il suolo con i suoi elementi verticali (piantumazioni, abitazioni, torri colombare, pali elettrici) ad indicare i percorsi, le distanze, gli orientamenti, dall’imbrunire lo spazio si trasforma in un orizzonte da segnare solo con la luce artificiale. In tale trasformazione la pianura cambia il suo linguaggio, l’artificialità della illuminazione identifica distinti elementi, precisi significati. La vecchia casa Cervi durante la notte vive di luce riflessa.
Si vuole dare rilievo, con un preciso progetto illuminotecnico di luminanza, alla facciata dell’edificio che nella storia di questo luogo si è contraddistinto per l’alto valore patriottico e civile: attraverso un progetto contemporaneo di illuminazione la luce emessa dalla facciata si riverbera sull’aia antistante. Hans Seldmayr, ne La Luce nelle sue manifestazioni artistiche del 1989, ricorda “…se se ne volesse descrivere fedelmente l’effetto, bisognerebbe dire: la luce si propaga dalle pareti stesse, le pareti brillano”.
A questo effetto di spiccato valore scenografico, soprattutto quando visto in lontananza, si aggiungono le luci dei corpi illuminanti di forma cubica, dissuasori in cemento armato, posizionati nel centro del lembo verde che divide la pista ciclopedonale dalla strada provinciale. Tali lampade illuminano a raso i cordoli di pietra che vi si collegano, evidenziandone la tessitura a terra. Nell’aia antistante la casa, il sistema di illuminazione si organizza sempre sul medesimo passo evidenziato dalle fasce lapidee a terra: sette pali luce a proiettore, in bronzo, si stagliano alla elevata altezza di 4 mt, per un maggiore ed omogeneo flusso luminoso, più consono ad un area pubblica come questa.
La rotatoria già in luce nella sua carreggiata veicolare per mezzo di pali stradali, è illuminata con un sistema fortemente scenico di luce radente sui pannelli curvati in cemento.

La linea dei padiglioni della foresteria: organizzare il vasto vuoto verde
L’ampio prato stabile posta sul lato est della Biblioteca si ritiene possa diventare, nei periodi di maggior afflusso dei visitatori all’Istituto (feste nazionali, presenza personalità politiche o di spettacolo, eventi di grande rilevanza) un’area da utilizzare per il pubblico, sistemandola a verde stabilizzato per potervi disporre agevolmente attrezzature temporanee o tavoli con sedute. A ridosso del confine del podere una linea di padiglioni lignei di grande flessibilità per molteplici usi sono organizzati a moduli giustapponibili, leggermente rialzati da terra, possono al loro interno essere organizzati a struttura ristoro e servizio bar, ma nello stesso tempo anche a piccola foresteria con semplici stanze attrezzate con angolo cottura e servizi igienici. A questo padiglione lineare si può accedere anche dal parcheggio, prolungando il marciapiede esistente e fornendo quindi la piccola architettura di un suo uso autonomo. Rampe d’accesso laterali permettono ai disabili di superare il leggero rilievo da terra dei padiglioni.
Verso nord, verso l’orizzontalità dei campi coltivati del podere, una porzione di prato viene ulteriormente consolidata da un paving green, per permettere di essere utilizzata con collocazioni temporanee di padiglioni o di sedute per proiezioni all’aperto.


Il podio teatrale ligneo: condividere una cavea naturale
Sul lato ovest di Casa Cervi si ritiene interessante valorizzare l’aia esistente ora pavimentata a cemento. Liberandola di ogni elemento costruito che la fiancheggia, si scopre l’interessante qualità dell’ampia facciata laterale della Casa, parete che potrebbe venire utilizzata come schermo per proiezioni o simili eventi, utilizzando l’aia quale piano di appoggio per sedute mobili. Spostandosi sempre verso ovest, un’ampia cavea, naturalmente formata dalla lingua verde inclusa nei confini del Podere e cinta da alti pioppi, individua un luogo raccolto facilmente convertibile, attraverso pochi segni, a spazio plateale. A ridosso del confine estremo di tale area si colloca un palco ligneo trapezoidale, leggermente elevato da terra (45 cm ca). Tale podio, flessibile per una moltitudine di
rappresentazioni all’aperto (teatrali, musicali o dialettiche che siano) e con la possibilità di essere anche riparato, a necessità, con strutture di protezione, si affaccia verso una platea con lunghe panche lignee. Dalla posizione di questo sistema palco/platea in materiali naturali, si può traguardare l’aia laterale della Casa Cervi attraverso la ripetizione, sempre a terra, del suo esatto sedime, organizzandolo in ghiaia di fiume e attraversando un padiglione rivestito in legno multifunzionale, accessibile sia dall’area del palco, che dall’aia in cemento. Tale struttura ha simili caratteristiche dei padiglioni per la foresteria, posti a est.
Il teatro all’aperto: la frons-scaena fissa del prospetto della Biblioteca
Davanti al prospetto principale della Biblioteca Archivio Emilio Sereni viene ad essere collocata una cavea leggermente scavata, dalla funzione di ritrovo collettivo. La necessità infatti di tali spazi è per l’Istituto particolarmente sentita, considerando le molteplici rassegne teatrali estive e autunnali che vengono rappresentate ed organizzate. I segni sono essenziali: una leggera gradinata verde crea naturalmente un avvallamento per poi risalire dolcemente verso il prospetto della Biblioteca, che diventa in questo modo inconsapevolmente scena fissa di un auditorium all’aperto.

 

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