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Galatina (Lecce)
Concorso di idee per il riutilizzo funzionale del "Cinema Teatro Cavallino Bianco" di Galatina.
con Matteo Gargallo. 2007

NUOVI LUOGHI PER LA RELAZIONE, ORIGINARI SPAZI DELLA CITTÀ
L’ipotesi progettuale propone nei locali del Cinema Teatro Cavallino Bianco uno spazio pubblico dalle caratteristiche contemporanee, intessuto tuttavia da influenze spaziali derivanti da tipologie edilizie tradizionali, le quali, diffondendosi nell’arco dei secoli, hanno via via caratterizzato il territorio salentino, per riflettere anche nella realtà attuale il continuo processo di adattamento storico e culturale della popolazione al suo ambiente. Tra esse: la semplicità mediterranea della casa a corte, della quale il progetto vuole evocare la spazialità plurifunzionale dei suoi esterni e lo schema strutturale delle unità abitative. Ed ancora: gli impianti quadrangolari delle masserie fortificate presenti ancor oggi nelle grandi proprietà fondiarie: l’idea di progetto vuole riprendere l’organizzazione dei complessi attraversamenti, in piano e in quota (caditoie, terrazze e ponti), che si compone attorno questi storici edifici troncopiramidali. Per arrivare ad una proposta dove il senso civico, i colori del luogo e le memorie tipologiche siano le coordinate principali dell’assetto.Il risultato vuole essere un’idea complessiva di spazio collettivo unitario ma costituito da parti. L’identità rintracciata non è una ricostruzione del passato, ma vuole essere una modernità che lo ascolta e lo interpreta. Il nuovo utilizzo, autonomo dal teatro, sia del foyer che delle sale ubicate lateralmente, previsto nel progetto, ha canalizzato gli interventi rivolgendosi alla particolare e vivace utenza dei giovani.

 

Socialmente per la popolazione giovanile, di qualsiasi realtà urbana si tratti, è di fondamentale importanza la consapevolezza della presenza di un punto di incontro: la collettività che si ritrova, che si organizza in un centro attraverso svariate attività ed in questo modo rinsalda la comunità, non solo dei giovani ma di tutti i cittadini.

Il Foyer del Teatro: uno spazio recuperato dalla città
La struttura perimetrale della sala del foyer viene sensibilmente toccata (una necessaria sistemazione impiantistica e la tinteggiatura monocroma delle pareti) e diventa sfondo e spettatrice essa stessa di nuovi rituali di vita collettiva: tutto si svolge all’interno, circoscrivendo in elementi transitori, stanze dentro la stanza, le diverse e nuove presenze distributive e funzionali che caratterizzano il progetto. Queste permettono non solo di identificare il vasto foyer come piazza pubblica coperta, ma anche di essere apprezzate singolarmente per la differenziata funzione che offrono. La porta che introduce allo spazio foyer del teatro nell’ipotesi di progetto è un ingresso sempre aperto: una sorta di entrata cittadina, un filtro, una soglia che immette in un rinato spazio urbano. “La soglia costituisce la chiave della transizione e della connessione fra aree con differenti vocazioni territoriali e, come luogo in sé, costituisce essenzialmente la condizione spaziale per l’incontro e il dialogo fra aree di ordine diverso. Il valore di questo concetto è esplicito particolarmente nella soglia par excellence: l’ingresso di casa. In essa si incontrano e si riconciliano la strada, da un lato e il dominio privato dall’altro”, ha detto l’architetto Herman Hertzberger nel 1991. Accedendovi si recupera un ambito urbano: una piazza, un piccolo contesto che ricorda le aggregazioni delle case a corte salentine, un piccolo borgo a memoria dei numerosissimi insiemi antichi presenti nella realtà mediterranea e soprattutto italiana, dal nord al sud del Paese.


Le stanze dentro la stanza. Trasparenze contemporanee

Ed ecco che la città, al di la dell’ingresso, si ricompone organizzandosi in contesti spaziali noti ma con caratteristiche e materiali attuali. Due scatole luminescenti, traslucide, contengono un bar-cafeteria al piano terreno, mentre, sollevandosi a mt. 3,00, una sala con postazioni internet. I due spazi sono collegati visivamente e funzionalmente da un ampia scalea posta al centro dell’impianto. Queste due scatole luminose, formate da un telaio metallico e tamponate lateralmente alle pareti da pannelli di policarbonato alveolare di tenui tonalità cromatiche, diventano aree chiuse ma nello stesso tempo traslucide per riuscire a spaziare con lo sguardo in una prospettiva visiva che vuole cogliere tutto lo spazio longitudinale del foyer del Cinema-Teatro. La loro illuminazione è organizzata attraverso neon posizionati all’interno delle pareti plastiche per una luce diffusa, mentre puntualmente, nell’area del bancone del bar con faretti, ed infine nei servizi con faretti incassati a soffitto. Al piano terra, al di sotto del box dell’internet point, sono collocati i servizi a piano terra, completi anche di un servizio per disabili, e l’accesso ad una piastra elevatrice che collega verticalmente il piano terra al piano +03,00 mt, per l’accesso alle postazioni internet e per connettere alla terrazza-ballatoio longitudinale. Le finestre aperte sulla parete longitudinale del foyer diventano, nel progetto, involucri in vetro luminosi, fari che esternamente, sulla facciata che segue la strada, stanno ad indicare come lì, all’interno del Teatro Cavallino è cambiato qualcosa: lo spazio è diventato trasparente e nello stesso tempo un nuovo contenitore di attività.


La scalea: platea teatrale e di connessione
Al centro del foyer si trova il luogo d’incontro principale, un nuovo punto di riferimento urbano e aggregativo: un’agorà verticale. In realtà questo singolare foro, questo spazio tra le cose, per esistere necessita di elementi che lo definiscano. Oltre alle due scatole luminose, lontani rimandi all’architettura vernacolare mediterranea, è la grande scalinata plastica a diventare il simbolo della riunione. Analogie nelle città storiche italiane sono numerose, di misure dimensionali e latitudini differenti: dallo scalone romano di Trinità dei Monti alla scalea del Duomo di San Giminiano, dalla gradinata della Basilica di Noto a quella del Palazzo della Signoria di Firenze. Tutti luoghi urbani, dove la platea architettonica diventa naturale e inconsueto spazio d’incontro. Le viste, la scalinata, la terrazza che guardano (e si fanno guardare) verso il centro: tutto compone questo nuovo salotto cittadino. Che si vorrebbe sempre gremito, sempre vitale. La scala rispetto alla costruzione dei due box luminescenti diventa architettura dall’intensità decrescente e quasi scultura in movimento. Uno spazio, come se fosse un edificio a sua volta, una interruzione, un interstizio tra due pieni pensato per performance, concerti, happenings, manifestazioni pubbliche. Un luogo dove la gioventù possa sostare e incontrarsi. La scala/platea autoportante, che può ospitare un uditorio di circa 50 persone sedute è da realizzarsi in legno rivestito in resina. Al di sotto saranno collocate le macchine per il condizionamento, il raffrescamento e il riscaldamento.


La terrazza-ballatoio: percorso longitudinale in quota

Segno materico di unione tra i due cubi del foyer, in quota (+03,00 mt), il ballatoio metallico che parte dal locale adibito per l’internet e rivestito in materiale trasparente, conduce, attraversando gran parte del foyer, ad un loggione, un occhio, una cornice appoggiata al di sopra del cubo del bar, che inquadra la vista dell’ingresso e l’installazione luminosa sopra di esso collocata. Durante il percorso si può incontrare lateralmente l’esposizione di opere artistiche che temporaneamente sono esibite sulle pareti del vasto foyer. La terrazza portata da un telaio metallico aereo fissato al muro diventa sostegno per una tenda a maglie metalliche che divide dallo spazio centrale, l’area perimetrale accostata alle pareti del foyer è adibita a galleria espositiva.


Muri agli Artisti. La scritta luminosa
Il messaggio realizzato con tubi al neon che appare sulla parete interna dell’entrata riprende quelle indicazioni che l’arte concettuale contemporanea ha fatto proprie: perentorie affermazioni dal mondo dell’arte attraverso opere che invitano alla riflessione e all’approfondimento del giudizio critico individuale e collettivo. Sollecitazioni dall’artista, trasmesse attraverso concetti scritti a lettere cubitali diventano dichiarazioni acute ed ironiche nell’installazione proposta all’interno del foyer: una frase iconica come “l’arte non è solo dove ci si aspetta di trovarla” viene trasformata ironicamente utilizzando il dialetto salentino: “l’arte nn è sulu addhu tie penzi ca la acchi”, quasi un augurio per esprimere con procedimenti del nostro tempo un vernacolo che si vorrebbe fare esistere nelle generazioni future. Procedimento decorativo contemporaneo che si ispira, con mordace distacco, a momenti artistici del passato quali le numerose iscrizioni presenti sulle facciate delle ville eclettiche del Salento, quando iscrizioni spesso arabeggianti erano usate solo come puro decoro, senza alcun messaggio, per completare un lessico formale polistile, di cui ne è esempio la moresca Villa Bray a Lecce. Ciò che invece qui si desidera suggerire è che chiunque si trovi di fronte a questa scritta, anche chi abitualmente non frequenta le gallerie d’arte, sia portato a riflettere sul messaggio dell’arte di oggi. Proprio in una logica di coinvolgimento totale della città, di tutti i suoi spazi, anche dei suoi muri. Dalla loggia, balconata vetrata, con la quale si conclude la terrazza-ballatoio, si può contemplare questo messaggio luminoso senza alcun fine, per l’unico piacere di godere della forma e della sua intensità di comunicazione, come si farebbe con un’opera classica, senza mai smettere di chiedersi quale sia esattamente il suo significato. Qui non c’è da capire, si può solo osservare, in un impulso sano perché libero quanto l’opera stessa.


I locali laterali secondari
Anche i locali adiacenti al foyer, posti a piano terra e piano primo, verranno utilizzati per iniziative collegate alla cultura e all’incontro. A piano terra gli spazi sono organizzati in libreria: al centro della ampia stanza di forma triangolare, attorno al quale perimetro sono disposti i libri in vendita, è organizzato un ambito dove gli utenti possono sedere e consultare le proprie scelte letterarie. Ai piani superiori invece, locali polifunzionali, ai quali si può anche accedere per mezzo di un nuovo ascensore collocato al centro della scala esistente, sono funzionalmente flessibili ad incontri di vario genere: presentazioni letterarie, laboratori didattici e osservatori dell’attività artistica e culturale che si svolge nel territorio. La semplicità distributiva dei locali è arricchita da un progetto pittorico degli interni, alle pareti, che diventa un tutt’uno con lo spazio architettonico che lo ospita, dando forma, espressione, matericità allo spazio. I muri diventano tela per giovani artisti locali che si mettono in mostra nel luogo che rinasce attraverso la loro arte: Il programma artistico è indirizzato al pubblico, ovvero ad una platea che normalmente non si occupa d’arte, ma che inconsapevolmente è da sempre esposta all’arte e ad un gusto locale proteso all’adozione di suggestive composizioni policrome. Ne è un esempio la Basilica minore di Santa Caterina d’Alessandria, già definita la “piccola Assisi” per l’interno gotico interamente affrescato.
Lo scopo prioritario di questo progetto è la riscoperta delle tradizioni e delle memorie dei luoghi, delle tipicità della terra pugliese, del genius loci del territorio, riadattandoli con linguaggi e figure del nostro contemporaneo. Si ritiene che molte espressioni della nostra epoca siano portatrici di interessanti stimoli per l’architettura del presente, soprattutto se esse si legano alla memoria del passato, perché come ci ha ricordato Carlo Levi, “il futuro ha un cuore antico”.

 

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