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Belluno
Concorso di idee per la realizzazione della Cappella dell'Ospedale San Martino in Belluno.2006

“Camminare nella luce. Questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che ora vi annunziamo: Dio è luce e in lui non ci sono tenebre. Se diciamo che siamo in comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, mentiamo e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, come egli è nella luce siamo in comunione gli uni con gli altri e il sangue di Gesù suo figlio ci purifica da ogni peccato”. I Lettera di Giovanni
Per capire un luogo è necessario conoscerne le memorie e i simboli.
Il progetto per la Cappella dell’Ospedale di San Martino a Belluno intende narrarsi attraverso tale riflessione. La nuova Cappella si è espressa quale luogo sacro e nello stesso tempo si è inteso renderla riconoscibile per la comunità locale, rappresentazione dell’intera comunità, e non solamente per l’utenza ospedaliera.
Tale ricerca si esplicita attraverso reminiscenze e segni, materiali e percorsi, che ricordano il territorio, le tradizioni, i riti. E la storia locale.
Un’importante qualità simbolico-formale è stata il percorso intrapreso per il progetto.

Piccola o grande che sia, una chiesa o una cappella si ritiene debba essere sempre un monumento, un edificio che vive nella storia del luogo e nello stesso tempo nella universalità del messaggio cristiano. Attraverso lo spirito dell’epoca nella quale è collocata. Da questi presupposti il progetto si è sviluppato nell’ambito di un purismo formale segnato da un’incisiva linea compositiva.


In ogni momento storico la Chiesa ha espresso con chiarezza il significativo ruolo che ha l’arte nell’elaborazione dello spazio ecclesiale. Il progetto per la Cappella dell’Ospedale di San Martino si fa testimone di ciò, presentandosi quale opera d’arte, per contribuire “a indirizzare religiosamente le menti degli uomini a Dio (...), per significare e simbolizzare le realtà soprannaturali”, dalle parole dei Padri dell’ultimo Concilio Vaticano.
Pensare ad un luogo di preghiera è un evento di altissima portata per un progettista.
Si ritiene che tale valore in questo ambito acquisti un carattere ancor più complesso e simbolico nel momento in cui si è partecipi che lo spazio sacro sarà visitato principalmente da una particolare condizione di fedeli, vale a dire coloro che, frequentando l’ospedale della città, portano con sè e per i propri cari importanti dolori, luminose speranze, straordinarie gioie. Il valore metaforico dello spazio ecclesiale è stato messo perciò a servizio di tali stati dell’anima, il luogo ha affidato ai suoi simboli e ai suoi percorsi l’avvicinamento emotivo del credente. La Chiesa santa e cattolica è il corpo mistico di Cristo. L’architettura compartecipa alla fede. Esibendosi attraverso il segno della Croce. Il forte segno quadripartito della Croce di Cristo, in senso spaziale e materico, veste la Cappella nei significati di speranza e di redenzione.
Tale tratto compositivo si innesta nella semplicità di un’aula unica, quest’ultima frequente tipologia per cappelle e piccole pievi rurali delle quali tutta la valle bellunese è costellata.
Attorno alla Croce deposta, simbolicamente il progetto si divide in quattro parti, con rispettive importanti funzioni: 1. il sagrato esterno, luogo di riunione collettiva, ambito urbano, per il richiamo dei fedeli, con l’atrio e la porta, luoghi d’accoglienza, 2. l’aula liturgica, ambito dell’ascolto, 3. l’area sacra dell’altare per la liturgia della parola e il banchetto eucaristico, e per ultimo 4. l’area intima del confessionale e la sacrestia.
La Croce deposta
“Egli portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della Croce, perché, non vivendo più per il peccato, vivessimo per la giustizia”. I Lettera di Pietro
Cum-patio: il valore della compassione, della sofferenza ma anche della speranza nel verbo di Cristo e nel simbolo del sacrificio della Croce. Una teologia della speranza che accresce il significato e salda il progetto. La Cappella dell’Ospedale viene dedicata alla Croce santa.
Ricordando che il Duomo cittadino è intitolato a San Martino, si è pensato come la simbologia della Croce assumesse degno significato in un luogo di speranza e patimento. Una sorta di ritrovamento di un ambito, per fare recuperare alla città un luogo dedicato alla santa Croce, in antico presente al termine di via de’ Battuti, all’incrocio con via Santa Croce. L’estesa Croce latina, formata da un muro principale alto più di 5 metri e lungo 16 metri, perno del progetto, è deposta verso Oriente, direzione del sole nascente, simbolo della Resurrezione, luogo dove attendere speranzosi la parusìa, il secondo Avvento. Segno iconografico, immagine e figura mistica del sacro legno, lontana memoria delle rappresentazioni della mitica storia medievale rielaborata nel XII secolo da Jacopo da Varagine nella Leggenda aurea. Evento narrato con intensa spiritualità da Agnolo Gaddi nel Ritrovamento della vera Croce e dal grande Piero della Francesca. Nella memoria le intense e anamorfiche viste prospettiche della Croce deposta che hanno guidato la posizione trasversale della Croce nel progetto della Cappella. Ma i ricordi della santa Croce sono molteplici, tutti hanno concorso all’alto valore simbolico che si è voluto affidare al progetto: l’andata al Calvario di Simone Martini, il virtuosismo prospettico del presepe di Greggio di Giotto, la drammaticità dei crocifissi di Cimabue, solo per ricordarne alcuni.
Dall’alto, dalle stanze dei piani superiori dell’Ospedale, come dai corridoi, la Croce lignea appare nella sua visione più emotiva e completa: architecture parlante formale del significato religioso che intende esprimere.
Questo progetto è fondato attraverso un segno chiaro, volutamente leggibile. Il sacro legno segna la divisione tra luoghi dalle caratteristiche precise. Da una parte essa diventa muro “esterno” che taglia diagonalmente un sagrato laterale costruito in senso prospettico, dall’altro ha la funzione di organizzare spazialmente l’edificio-chiesa: in questo luogo si manifesta l’azione salvatrice di Gesù Cristo sull’Assemblea ecclesiale. La Croce si compone artisticamente attraverso il suo rivestimento ligneo: vecchie tavole marcano longitudinalmente e si sovrappongono declinate in varie essenze: non si è certi sulle caratteristiche del legno della Croce di Cristo, tante sono le narrazioni e le congetture, ma ognuna porta con sè la significanza della fede e della humilitas: leccio, cedro del Libano, olivo, cipresso odoroso, frassino, ginepro, palma, si intrecciano con sottili lastre di ferro in una tessitura drammaticamente espressiva.
Il Percorso Ecclesiale
L’animazione del raccolto spazio della nuova Cappella si dispone in un racconto liturgico; l’intenzione è quella di allontanarsi dal concetto di involucro neutro: nel percorso il sacro è sempre percepibile e ricorda per analogia gli elementi principali dell’ambito religioso tradizionale: il sagrato esterno, l’ingresso sul fronte laterale, il nartece, il campanile, l’aula assembleare fino all’altare.
Il Sagrato laterale
Scorgere da lontano la posizione non frontale, individuarne la volumetria e non subito il prospetto, raggiungere le chiese lateralmente: sembra una consuetudine nel tessuto urbano di Belluno.
Provenendo da Piazza delle Erbe e da Piazza Castello in tale modo si distingue la Cattedrale. Medesimo, se non più forte ancora, è il valore della parete laterale della splendida chiesa di Santo Stefano, affacciata sulla piazza al Santo dedicata. È proprio l’assetto urbano di questa fabbrica ad influenzare per analogia e riferimento il progetto nell’ambito “esterno” della Cappella. Il “sagrato analogo” infatti è coperto da una struttura vetrata che protegge lo spazio sottostante e nello stesso tempo lo dilata con l’intensità della luce naturale. La tessitura metallo e vetro, con riquadri 1 mt x 1 mt, della copertura vetrata, richiama metaforicamente i cassettonati lignei che aiutavano i virtuosismi prospettici nei dipinti rinascimentali, da Masaccio a Filippo Lippi. Una sorta di simbolismo ascensionale infatti sottende il disegno prospettico di questo spazio: una costruzione da scaena teatrale. Per ampliare e sfondare lo spazio, farlo sembrare “all’aperto”, per condurre, coloro che vi arrivano dalla galleria dell’Ospedale, verso un orizzonte falsato che impone la parete della Croce lignea ampliandone la sua dimensione longitudinale. Insomma per ottenere una profondità artificiale. Similmente all’affascinante prospettiva accelerata degli altorilievi di Donatello nella Basilica del Santo a Padova e degli scenari del Teatro Olimpico di Vicenza.
Questa espansione dello spazio reale, oltre ad essere enfatizzata dalla inclinazione della parete della Croce (diventata una quinta), viene ottenuta con il rialzamento del bianco manto della pavimentazione realizzata in ciottoli del Piave. Lo spazio abbandona gli angoli retti della scatola visiva e ne diminuisce tutte le proporzioni. Lì, in fondo, culminante con il punto di fuga della scena, la posizione di un arbusto piantumato in una vasca lapidea squadrata: una candida pianta di rose, simbolo della Grazia e dell’Amore divini, direttamente collegata allo strumento liturgico del Rosario. Esattamente dalla parte opposta, verso il cortile erboso del cavedio scoperto dell’Ospedale, il sagrato si conclude con una ampia vetrata verticale, espressione dell’apertura verso l’esterno, verso la comunità e la città, nel senso più ampio.
Solo il serramento metallico ne annuncia la presenza, identificandosi con un segno netto e preciso, una Croce greca: da lì inizia l’ambito religioso.
Il Nartece e il Muro del Campanile
Dal sagrato, percorrendo una pavimentazione a correre in lastre bocciardate di Biancone e passando attraverso la Croce, da una soglia che riprende il materiale ligneo, si entra nel luminoso atrio della Cappella, uno spazio quadrangolare delimitato da pareti ciascuna con particolari caratteristiche. Come il sagrato, anche l’atrio è protetto da una copertura vetrata.
Questa è la soglia, il luogo dell’accoglienza prima di accedere all’aula. Un’uguale tessitura alla pavimentazione del sagrato denuncia che siamo ancora in un ambito “esterno”, ma la contiguità con la navata interna ne accresce la qualità liturgica. Un setto murario in cemento armato intonacato, alto 6,50 metri, dal preciso valore simbolico, chiude il fronte ovest. Nella storia urbana la Chiesa ha sempre stabilito precisi rapporti, per posizione e per parti: il campanile ne è sempre stato l’elemento del richiamo alle celebrazioni liturgiche, cadenzando i momenti più significativi della vita della comunità. Nella configurazione contemporanea della Cappella si è ritenuto che tutti gli elementi sacri dovessero in qualche modo esprimersi, se non nella loro forma, almeno nella loro idea. La parete che si erge infatti dal nartece non è altro che la metafora della tipologia tradizionale del campanile in ambito locale: i campanili a vela delle piccole pievi montane, prosecuzioni della facciata principale. È rimasto solo e volutamente un segno, dato che funzionalmente il bando di concorso non richiede la necessità del messaggio di richiamo.
Il riferimento non è convenzionale o stilistico, acritica ripetizione di aspetti formali o decorativi, ma frutto di un’idea, di una scelta di principio interpretata in maniera personale.
La parete che separa l’atrio dall’aula contiene, oltre al varco principale d’ingresso alla sala, della larghezza di 1 mt, anche un grande portale a bilico, apribile quando si manifesta la necessità di ampliare l’aula ecclesiastica, come ad esempio nelle cerimonie per le festività religiose più comunitarie quali il Natale o la Pasqua. Questo portale ha la stessa forma e dimensione della grande vetrata cruciforme del sagrato, proponendosi in negativo nell’espressione del materiale con il quale è realizzato. È interessante il gioco decorativo del maniglione centrale in bronzo che vuole ricordare l’artigianalità di alcuni particolari nell’architettura di Carlo Scarpa.
L’aula dell’Assemblea e il percorso nella Luce
“Io ti ho posto come luce per le genti, perché tu porti la salvezza sino all’estremità della terra”. Atti degli Apostoli.
L’aula assembleare porta con sé il ricordo del modello a sala, ma nello stesso tempo intravede nel percorso di luce diviso da un colonnato che gli si affianca, una lontana metafora del modello basilicale a più navate. La grande e unica campata della Cappella, con una estensione di circa 9×4,5 metri, dalla copertura che si eleva leggermente verso l’altare, a 3,50 metri di altezza, accoglie 8 panche in legno e ferro per accomodare una quarantina di fedeli. La pavimentazione è in cemento lisciato. L’entrata all’aula avviene dal nartece. Questo percorso è illuminato zenitalmente da una copertura vetrata prosecuzione di quella che illumina il sagrato e l’atrio. La medesima continuazione di materiali avviene anche a terra, ove lastre di Biancone bocciardato sono disposte con la stessa tessitura dell’esterno. I particolari identificano i simboli sacri: tre sono le chiare colonne che dividono la navata della cappella dal percorso di luce, “deum eminenter triangularem esse”, sette sono i serramenti sui quali è impostata la copertura vetrata: sette come le cadute di Cristo sotto la Croce. La luce si diffonde sul percorso e sulla parete lignea che in tale modo accresce il suo impatto emotivo nella sala. Il percorso così segnato accompagna il fedele nell’aula, indirizzando lo sguardo e il cammino verso il braccio corto della Croce, anch’esso ligneo, che custodisce in una nicchia una immagine votiva della Madonna della Salute. Quello è il suo posto, a sinistra, accanto al figlio di Dio crocifisso. Il braccio orizzontale della Croce segna la conclusione dell’Aula dell’ascolto. Da esso parte a terra una soglia in legno, un segno di 30 cm che ricorda nella sua estensione lineare la delimitazione spesso presente nelle chiese bellunesi tra l’aula e la zona absidale, realizzata con una cancellata in legno o metallo. Una decisa opera di semplificazione per ricordare un contesto linguistico e spaziale “ab antiquo”.
l’Area Sacra dell’Altare, la Sacrestia e il Confessionale
“Ed io, quando sarò levato in alto da terra, tutti attirerò a me”. Giovanni, 12,32.
La pedana dell’altare, realizzata in pietra Serena è sopraelevata di due gradini rispetto all’aula liturgica. La mensa, anch’essa in pietra, in posizione centrale, trova ad avere l’ambone sulla sua sinistra.
Tale sistema costituisce un organismo monolocale dove l’altare, il tabernacolo e l’ambone, posti uno accanto all’altro, svolgono il ruolo incontrastato di centralità liturgica rispetto al “popolo di Dio”. In questo modo, secondo le direttive del Concilio Vaticano II, il sacerdote è chiaramente visibile in tutti i momenti del rito, avvicinandosi in un clima dialogico ai fedeli e rievocando il banchetto eucaristico. La volontà di progetto per questa raccolta Cappella tende verso uno spirito di concelebrazione, una partecipazione attiva dei fedeli e dell’assemblea tutta, partecipante nella liturgia della parola e nella celebrazione eucaristica.
La disposizione dei fuochi dell’azione liturgica nella nuova cappella si presenta come richiesto dalla Nota Pastorale della CEI del 1996: l’ambone, l’altare e il tabernacolo si pongono ad essere frontali e centrali, visibili dall’aula. L’altare, tavola del banchetto fraterno e mensa eucaristica, è invaso da una mistica e traslucente luce naturale che proviene lateralmente da una vetrata opalescente: lì la parete dell’edificio si alleggerisce e si apre per fare entrare una luce diffusa, direttamente sul luogo della celebrazione. Anche la nicchia del tabernacolo, ricavata nella parete di fondo dell’altare e a contatto con la sacrestia, è illuminata da una luce che proviene dal retro; si forma una sorta di aureola di luce: una luminescenza dello splendere attraverso che produce un’atmosfera divina.
La parete che fa da sfondo all’altare, separata di 30 cm dall’aula nell’attaccatura al solaio di copertura e nella parete laterale, è un tutt’uno con la pedana dell’altare, ma allo stesso tempo svolge la funzione di dividere l’area liturgica dalla sacrestia posta sul retro. Questo fondale, illuminato artificialmente con una fonte luminosa collocata ai lati perimetrali, è realizzato in muratura e con una finitura a marmorino veneziano dai toni antichi del rosa/rosso terracotta, già usato da Scarpa nel veronese Castelvecchio e che riprende i caldi toni delle vesti dei personaggi raffigurati da Giotto a Padova intorno alla figura deposta del Cristo morto. Sulla destra dell’altare, nella parte ultima della Croce, lì dove i due bracci convergono, lì dove la Passione di Cristo si compie, è collocato il confessionale. Questo piccolo vano è ricavato nella parte terminale della Croce, realizzata con una spessa parete cava in legno. Una nicchia “segreta”, circoscritta, lignea, “a misura d’uomo”, con reminiscenze iconografiche nel San Girolamo di Antonello da Messina, accoglie il sacramento della Penitenza, dove l’ambito del sacerdote è diviso da quello del fedele.
I Materiali e l’Arte del Progetto
La Cappella dell’Ospedale di San Martino, la Cappella della Santa Croce, ha assunto in sé tutto il valore e la pregnanza di simbolo sacro. Tale operazione progettuale è stata resa possibile altresì dall’attento e calibrato uso dei materiali, semplici e contemporanei da un lato (il cemento bianco per l’aula e il campanile, le coperture vetrate per le ampie aree dei lucernari), legati alla tradizione locale ed antica (la pietra, l’acciottolato, il ferro, il bronzo e il marmorino) da un altro, ed infine dagli accenti emblematici ed evocativi del legname antico per il rivestimento della grande Croce.
Questa è la poesia del materiale. Un materiale che diventa contemporaneo nella perfetta funzionalità degli ambiti in cui è impiegato, sorgente di commozione estetica. Giuseppe Pagano nel 1931 ha scritto: “I materiali sono parole che diventano poesia, note che diventano musica per la volontà dell’artista che le sceglie, le compone, le impiega e le plasma nell’unità della sua opera. Se l’artista è moderno, se egli persegue uno stile dal quale non può deviare per ragioni superiori alla sua stessa volontà, egli forzerà il materiale e domanderà al materiale quegli effetti e quegli accenni e quelle espressioni che gli sono indispensabili per la vita della sua opera d’arte”.
Il progetto presentato rivendica anche in questo modo, l’uso cioè di materiali e forme, di colori ed effetti di luce, oltre che con una intensa coscienza religiosa, il fondamentale ruolo dell’arte e le intense emozioni plastiche che essa manifesta.
L’intervento
In un ottica di relazione strutturale con i manufatti esistenti, si è ritenuto opportuno, anche in conformità con le direttive dell’ente banditore, risolvere staticamente l’idea architettonica del nuovo edificio attraverso una coerente e rispettosa sovrapposizione dei carichi. Si tratta di un edificio in cemento armato che copre interamente l’area d’intervento. Gli elementi portanti principali si dividono tra i setti perimetrali poggianti lungo i setti esistenti e un grande muro in cemento armato su fondazione continua, in posizione leggermente inclinata rispetto alla geometria dell’area, diventando il tal modo elemento separatore tra l’ambito dell’aula della nostra cappella e l’edificio esistente. Lo spazio che si viene a creare è coperto da una superficie in vetro e alluminio sviluppatasi tra il muro di progetto e l’ospedale. Allo stesso livello (copertura) ma lungo l’altro fianco del muro una fascia vetrata larga un metro separa tale muro dal resto della copertura in cemento armato, che nella parte corrispondente alla zona di solaio esistente è piano per poi subire una leggera inclinazione. Questa parte di copertura inclinata poggia tra i setti perimetrali e una trave poggiante su una serie di pilastrini in cemento armato. La copertura della zona antistante l’ingresso all’aula è anch’essa in vetro impostata allo stesso livello dell’altra superficie vetrata aldilà del grande muro inclinato. La necessaria prosecuzione visiva del fianco di questo grande setto, rivestito di tavole di legno a significare simbolicamente il braccio lungo della Croce deposta, viene realizzata in copertura facendo continuare a sbalzo la struttura, con una grande trave a mensola, proprio per non gravare, a livello del piano terra, sul solaio esistente. La parte sottostante, interna alla cappella, è realizzata in legno, lo stesso legno che riveste tutto il resto del grande muro in cemento. La parte di solaio a piano terra poggiante su terreno è opportunamente dotato di vespaio areato ed è caratterizzato da diversi tipi di pavimentazioni (Acciottolato “Piave”, Biancone di Asiago, Pietra Serena e cemento lisciato). Si è ritenuto opportuno e conveniente prevedere un impianto di riscaldamento del tipo a pavimento, senza cosi arrecare disturbo all’architettura del luogo e nell’ottica di un maggior risparmio energetico ed economico. La zona dell’altare è rialzata rispetto alla quota del piano terra ed è realizzata in calcestruzzo alleggerito.

 

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